Patrizia Speroni
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Intervista ad Andrea Albanese: l’artista varesino ci spiega la sua arte


Entrando nello studio di Andrea Albanese, si ha la sensazione che il mondo caotico, rumoroso, esasperato si sia fermato all’ingresso. Benvenuti nel mondo dell’arte.

Gli occhi non smettono di guardare, perché ad ogni angolo c’è qualcosa che attira l’attenzione. L’odore di vernice è segno che qualcosa di nuovo sta per prendere vita.

C’è tanto gusto, tanta raffinatezza in questo studio, un luogo che percepisco come specchio dell’anima di chi lo ha realizzato.

Andrea Albanese ha una sensibilità non comune, una dolcezza infinita nel presentare i propri lavori e tutto il suo essere trasuda amore per ciò che fa.

[Patrizia Speroni]: Artista è un termine ricco di molteplici significati. Che artista sei?
[Andrea Albanese]: Sono un artista poliedrico. Amo cambiare. Fare le stesse cose distrugge la mia creatività.

[PS]: Quando hai capito di poterti esprimere attraverso una o più forme d’arte?
[AA]: Da quando ero bimbo sognavo di fare quello che sto facendo.

[PS]: Hai sempre fatto questo?
[AA]: Sì. Con gli anni si è più radicata in me.

[PS]: Come si è sviluppata e perfezionata la tua creatività?
[AA]: Con il tempo, con la determinazione e la passione per l’arte.

[PS]: Quando hai capito che poteva diventare il tuo lavoro?
[AA]: Per me non è un lavoro ad oggi.

[PS]: Chi ti ha notato per primo?
[AA]: Un caro amico.

[PS]: Cosa hai fatto per farti conoscere?
[AA]: Esposizioni in vari luoghi, eventi organizzati da me e la disponibilità ad andare nelle abitazioni a consigliare il pezzo.

[PS]: Cosa provi quando crei?
[AA]: Non puoi spiegarlo. È molto personale.

[PS]: Che tipo di persona apprezza le tue opere e le acquista?
[AA]: Non c’è un tipo particolare e questa è una fortuna perché voglio che tutti apprezzino i miei lavori. Quando poi questi lavori piacciono a bimbi e a persone di una certa età, per me è il massimo. I loro giudizi sono sinceri e senza interesse.

[PS]: In cosa trovi ispirazione?
[AA]: Rubo la frase a Picasso:”Quando l’ispirazione arriverà, mi troverà lavorando”.

[PS]: Con che materiali lavori?
[AA]: Amo i materiali di recupero, ridare vita a ciò che si butta o che non si vuole più: ferro, legno. plastica, sabbie, ecc.

[PS]: Il tuo studio sembra uno spazio incantato. Ce lo descrivi?
[AA]: Sono le cose, gli oggetti contenuti qui dentro che fanno sì che un capannone diventi magico. Sento le persone in pace, affascinate quando vengono da me. Rilassate. È strutturato su due livelli, con un soppalco al primo piano. Non è mai lo stesso. Anche lui, come i miei lavori, cambia.

[PS]: Perché gli operatori della musica scelgono spesso te? Che cosa li ha colpiti?
[AA]: I quadri, l’arredamento (che non c’è), la pulizia, la ricerca degli oggetti, il loro modo di essere collocati, ambientati, valorizzati.

[PS]: Pensa ad una delle prime opere e ad una delle ultime. Come sei cambiato?
[AA]: Tantissimo… spero in meglio!

[PS]: Da bambino desideravi già fare questo?
[AA]: Sì.

[PP]: Chi ha più autenticamente apprezzato una tua opera?
[AA]: Un collezionista con una scuderia di artisti pesantissimi. Lì mi sono reso conto di fare qualcosa di bello. Ricordo ancora la sua espressione.

[PS]: La critica che ti ha fatto più male
[AA]: L’indifferenza.

[PS]: Stai bene dove stai o vorresti essere altrove?
[AA]: Sto bene nel mio spazio. Devo anche tanto a persone che vivono qui. In questi ultimi anni mi piacerebbe essere anche altrove.

[PS]: Sei felice di ciò che sei o vorresti essere altro?
[AA]: Sono molto felice. Non vorrei essere altro. Molto orgoglioso di ciò che ho fatto.

 

Vi invito a “sbirciare” nello studio di Andrea Albanese. Questa è la porta di ingresso: www.andrealbanese.it. Non suonate, non bussate. È sufficiente entrare, sospendere ogni giudizio e lasciarsi sorprendere.

 

Credits: fotografia di Giorgio Galimberti.

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patrizia.speroni@aruba.it

1 comment

  1. Ciao Andrea,
    Pochi giorni fa ho avuto modo di entrare nel tuo mondo dove tutto ritorna a nuova vita!.
    Un modo naturale nel dinamismo della trasformazione!
    Un vuoto che si lascia sorprendere dal vortice inarrestabile della creatività emotiva .
    Grazie Domenico
    (mi ha accompagnato mio nipote Alfo)

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