Patrizia Speroni
Leggimi

Un modo per passare il tempo? Uccido un cane!


Quanto è difficile la quarantena! Quanto è difficile restare a casa per limitare i rischi di contagio e per favorire l’appiattimento della curva pandemica. Non è facile stare lontano dai propri affetti, mantenere il distanziamento sociale, rinunciare ai quei momenti di convivialità, che sono parte integrante della nostra vita.

Ma qualcuno può. Può andare contro i decreti ministeriali, può andare contro la legge. Chi è il fortunato  di turno? Un certo Sig. A.R. di 69 anni, che abita a Priolo Gargallo in provincia di Siracusa. Lo scorso 7 maggio, in un caldo pomeriggio, forse stanco di stare chiuso tra le mura di casa, decide di uscire, trascinando un cane,legato con una catena al paraurti della sua autovettura.

A nulla sono valsi i tentativi degli automobilisti di fermarlo e di farlo desistere da quella macabra ed orribile esecuzione. Alla fine il Sig. A.R. ha deciso che poteva bastare. Si è fermato e ha gettato il cane, martoriato, ma ancora vivo, in una campagna vicina e se ne è andato.

Nel frattempo un cittadino del luogo ha allertato i Carabinieri che hanno individuato l’uomo e lo hanno denunciato. I volontari dell’Organizzazione Internazionale Protezione Animali di Siracusa hanno raccolto il cane, l’hanno condotto presso un ambulatorio veterinario dove l’animale è deceduto per le gravissime ferite: mandibola fratturata, fratture esposte alle zampe, lesioni interne ed esterne.

Non desidero entrare nel dettaglio delle sofferenze inaudite sopportate. Ho voluto raccontare in estrema sintesi i fatti, perché desidero condividere con voi il mio disagio e la mia sensazione di impotenza di fronte ad una crudeltà che non mi so spiegare.

Il Sig. A.R. non ha rispettato il decreto ministeriale. Dubito che possa avere addotto come motivazione della sua uscita  le comprovate esigenze lavorative (la mia professione è quella di uccidere un cane), l’assoluta urgenza (ho fretta, devo correre a torturare un animale), la situazione di necessità (ho una voglia pazza di infliggere sofferenze terribili ad un cane), motivi di salute (il medico di famiglia mi ha prescritto di uccidere un cane per sentirmi meglio).

Sanzione amministrativa. Ci hanno pensato i Carabinieri. Ma non basta. C’è una legislazione che prevede che non si possano maltrattare gli animali. Siamo nel campo penale e il Sig. A.R. potrebbe, qualora sia ritenuto colpevole, ricevere una condanna fino a quattro anni di carcere.

La domanda “perché?” in questo caso non trova una risposta. Una risposta ad un simile comportamento non esiste. Quale meccanismo perverso scatta nella mente di un uomo per portarlo ad agire con tanta inimmaginabile crudeltà? Mi auguro che il Giudice, in sede processuale, usi il “pugno di ferro”, infliggendo una condanna esemplare.

Mi riesce difficile pensare che io appartengo alla specie degli esseri umani e che di questa specie fa parte anche il Sig. A.R. di Priolo Gargallo. La sensazione di schifo mi pervade e le ferite che ho visto su quel cane e il dolore terribile che immagino abbia provato mi fanno pensare che noi non siamo meglio degli animali.

IO MI VERGOGNO.


Scrivimi!

patrizia.speroni@aruba.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *